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Tonya: film su un’anti-eroina

Ma ciao ragassuoli!

In queste settimane Sky Cinema trasmette Tonya, film sulla pattinatrice oggetto di uno scandalo negli anni ’90 perché coinvolta nell’aggressione ai danni della collega Nancy Kerrigan.

Adoro le pellicole basate su storie vere, specialmente se sono incredibili e assurde come quella di Tonya Harding!

Andiamo con ordine: per chi non avesse visto il film eccone la trama.

Tonya: trama

Tonya Harding è una bimba di 4 anni che ha un vero talento per il pattinaggio artistico. Ha una madre (probabilmente figlia di Crudelia Demon e Hitler) che la spinge ad intraprendere la carriera sportiva… la spinge letteralmente, buttandola a terra, tirandole schiaffi e strattoni.

Tonya cresce nell’idea che la violenza sia una normale componente della vita quotidiana. Trova quindi un fidanzato, e poi marito, con cui scambiarsi appassionati baci e violente botte. Tutto mentre si dedica completamente al pattinaggio.

Ma un giorno Shawn Eckhardt, il migliore amico di suo marito con evidenti deficit cerebrali (non solo nel film), architetta un piano per minacciare/aggredire la collega di Tonya, Nancy Kerrigan.

Non è chiaro se l’idea originale fosse di mandarle lettere minatorie o aggredirla; se la Harding fosse pienamente coinvolta nell’organizzazione dell’aggressione o se fosse prevalentemente frutto della mente del marito e del suo amico.

In ogni caso, il colpo viene messo in pratica coinvolgendo un terzo uomo, che, dopo aver fatto diversi appostamenti davanti al palazzetto per il ghiaccio sbagliato, riesce a rompere con una manganellata il ginocchio della donna.

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Nell’arco di due o tre giorni le forze dell’ordine riescono a ricostruire i fatti, merito del genio di Shawn Eckhardt e del suo continuo vantarsi (pubblicamente) di aver architettato l’aggressione.

Tonya: recensione

Dalla storia si comprende appieno il detto “un nemico intelligente è meglio di un amico stupido”.

E’ infatti colpa del marito di Tonya e di Shawn Eckhardt se la pattinatrice è stata bandita a vita dalla federazione di pattinaggio artistico.

Se anche il modo di fare aggressivo e strafottente della Hardin (Margot Robbie) la rende antipatica in qualche scena del film, non si può fare a meno di affezionarcisi e dispiacersi per la sua vita difficile.

Picchiata dalla madre (il premio Oscar per l’interpretazione,Allison Janney), che decide di abbracciarla solo per tentare di strapparle una confessione da vendere ai giornalisti; povera e senza istruzione; asmatica e accanita fumatrice, ma non per questo meno decisa ad allenarsi sollevando pesanti tronchi e sacchi di sabbia.

Se negli Stati Uniti il nome Harding è sinonimo di scorrettezza, il film tenta di mostrare Tonya da un altro punto di vista. Il regista Craig Gillespie sottopone allo sguardo turbato degli spettatori il contesto da cui proviene la donna, della realtà a cui è andata incontro per tutta la sua vita e delle devastanti conseguenze.

E’ così che, tra lanci di coltelli e pattini da ghiaccio, comprendiamo che Tonya è sostanzialmente un’eroina al negativo, una donna scartata dal mondo perché il contesto in cui ha vissuto l’ha plasmata a sua immagine: povera, aggressiva, disposta a tutto pur di raggiungere la sua meta.

Sebbene il suo talento l’abbia fatta giungere sino ai Giochi Olimpici (da ricordare infatti che fu la prima pattinatrice americana ad eseguire il difficilissimo triplo axel in una competizione ufficiale), le sue esperienze l’hanno resa quello che è: una donna troppo lontana dall’immagine rassicurante, aggraziata e femminile che il mondo del pattinaggio artistico voleva dare.

E voi? Che ne pensate?

Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.

Alla prossima!

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